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Stefano Guerrini and Company (part 2)

Dopo Giuseppe una altra super interessante blogger ( Elisabetta Marzetti ) ci è venuta a trovare nel nostro spazio a Milano per visionare la nostra collezione donna SS13…
Ecco le sue foto della mattinata passata insieme e cosa ci dice del nostro stile.

Seguitela su: http://www.thechicbeat.com

elisebetta marzetti

“In uno spazio dedicato, tranquillo come un salotto, e avvolto da nuance primaverili ho potuto apprezzare la ricerca stilistica e la qualità dei materiali della collezione primavera-estate di Mauro Grifoni.

La palette di colori è molto variegata e l’impatto cromatico, apparentemente contrastante, si traduce in accostamenti di colore innovativi e accattivanti.

Ho pensato alla leggerezza con cui amo viaggiare e alla necessità di avere sempre tutto con me, nella mia maxi day-bag. Quella di Grifoni è in pelle, resistente e soprattutto capiente. Dentro non può mancare la case per ipad con stampa frog (per saperne di più http://blog.maurogrifoni.com/stefano-guerrini/stefano-guerrini-meets-le-nostre-stampe-estive-2013-frogs-frogs-and-frogs/) che ho scelto anche per le decolleté, assolutamente glam e dal carattere forte. Una luce extra, elegante, giocosa, bon ton e colorata!

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D’ispirazione seventies è invece la camicia bidimensionale a stampa: l’ho scelta perché è la perfetta chiave d’accesso ai mood più disparati.

camicia foglia

La giacca con stampa geometrica e dal taglio minimal invece mi fa pensare ad una esploratrice urbana. Io, che adoro viaggiare, e che spesso lo faccio per lavoro, la porterei sempre con me.

giacca fantasia geometriche

Infine, i jeans stretch. Anche su questi domina la stampa, fil rouge spontaneo delle mie scelte. Sembrano un dipinto astratto da cui escono delle figure, forse è per questo che “calzano a pennello”.”

Uno special thanks a Elisabetta che ama i nostri jeans e qui ce lo dimostra !

—->  http://thechicbeat.com/2012/12/20/in-my-hands/

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Stefano Guerrini and Company

D’estate io faccio vedere le gambe. Per questo motivo ho puntato tutto il look focalizzandomi sugli shorts e cambiando di volta in volta le camicie. Un pantaloncino corto può fare la differenza, e quello della prossima p/e 2013 di Mauro Grifoni urla fortissimo l’essere di tendenza e “diverso”, non un semplice bermuda, ma tanta personalità in queste proposte dove l’attenzione alla vestibilità si sposa anche ad una ricerca sui tessuti tipica del brand.
Le camicie, dopo le borse, sono la mia seconda passione. Ne avevo a disposizione tantissime, ma ho scelto quelle con le stampe (perché di semplici camicie a righe è pieno il mondo) e le ho mescolate insieme al mio pantaloncino verde, cosi un giorno, quando indosso la camicia con stampa militare,voglio dire a tutti che non mi prendo troppo sul serio. Un altro giorno, quando indosso quella con la stampa floreale, voglio far credere che la natura mi sta a cuore e dunque far pensare alla gente di essere intelligente (spero almeno si capisca che sono autoironico!). E infine la camicia di jeans non perché non ho altro da mettermi, ma perché niente è più comodo e cool di una camicia in denim!D’estate io faccio vedere le gambe. Per questo motivo ho puntato tutto il look focalizzandomi sugli shorts e cambiando di volta in volta le camicie. Un pantaloncino corto può fare la differenza, e quello della prossima p/e 2013 di Mauro Grifoni urla fortissimo l’essere di tendenza e “diverso”, non un semplice bermuda, ma tanta personalità in queste proposte dove l’attenzione alla vestibilità si sposa anche ad una ricerca sui tessuti tipica del brand.

Il blogger Giuseppe di Rosalia ci è venuto a trovare nel nostro spazio a Milano per visionare la nostra collezione uomo SS13…
Ecco le sue foto della mattinata passata insieme e sopratutto che cosa ci ha raccontato Giuseppe sulle sue scelte e  di cosa gli piace del nostro stile.

seguitelo su: http://www.myworldinabag.com/



Le camicie, dopo le borse, sono la mia seconda passione. Ne avevo a disposizione tantissime, ma ho scelto quelle con le stampe (perché di semplici camicie a righe è pieno il mondo) e le ho mescolate insieme al mio pantaloncino verde, cosi un giorno, quando indosso la camicia con stampa militare,voglio dire a tutti che non mi prendo troppo sul serio. Un altro giorno, quando indosso quella con la stampa floreale, voglio far credere che la natura mi sta a cuore e dunque far pensare alla gente di essere intelligente (spero almeno si capisca che sono autoironico!). E infine la camicia di jeans non perché non ho altro da mettermi, ma perché niente è più comodo e cool di una camicia in denim!

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Stefano Guerrini meets Guglielmo Castelli

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‘Corridor&Stairs’ in Via Santo Spirito 17 si conferma luogo elettivo per mostre interessanti e per volti giovani. Durante la passata fashion week donna a Milano ha inaugurato la personale “Le assolute assenze” di Guglielmo Castelli, artista già finalista del Premio Cairo. Protagoniste immagini delicate e vibranti, composte in dittici con piccoli origami, ispirate ad una poesia di G. Manacorda (“Il vuoto non porta ricordi benchè trascini oggetti verso assenze assolute”). La nota decorativa aggiunta da Castelli permetteva inoltre un dialogo sottile e colto con gli abiti di giovani designer, Carlo Contrada, Co|Te, da noi già intervistati, esposti nel negozio di Mauro Grifoni adiacente a ‘Corridor&Stairs’. Con la voglia di conoscere questo giovane talento dell’illustrazione, Castelli, originario di Torino, è del 1987, lo abbiamo incontrato.

ST Come ti sei avvicinato al mondo dell’arte e quando hai capito che la tua creatività sarebbe diventata anche la tua professione?
GC È stato un percorso naturale. Avevo un talento. Quello del disegno e il sentore di avere una sorta di dovere nei confronti di questo “dono”. La professione è solo il risultato di una passione  naturale e di una costante ricerca.
ST Se dovessi descrivere il tuo stile, il tuo mondo artistico, come lo racconteresti? Chi è Guglielmo Castelli artista?
GC Faccio fatica a pormi cosi tanto all’esterno da riuscire a valutarmi. Trovo pericolose le parole stile, mondo artistico, non perché non esistano, ma perché non mi sono mai posto il problema di trovare uno stile. È arrivato come ultima istanza.
Prima c’è stato il contenuto dopo la forma, non meno importante, ma supportata da precisi attimi e istinti. La riconoscibilità, sopratutto nell’arte è cosa fondamentale.
L’ho coltivata segno dopo segno con devozione e, ogni tanto, paura. Questo è Guglielmo Castelli : tentativi di storie e di cadute.
ST Da dove arrivano le ispirazioni per il tuo lavoro?
GC Un’ottima ricetta potrebbe essere: un buon libro di Ammaniti, una lettera del nonno in guerra, dei racconti di storie, quelle sentite e quelle disegnate.
ST Il momento che meglio rappresenta il tuo precorso artistico sino ad ora?
GC La mia prima personale all’estero: Amsterdam lo scorso autunno.
SG Quali legami pensi ci siano fra moda e arte? Come si influenzano?
GC Credo che quasi in ogni tempo l’una abbia guardato all’altra. Spesso hanno comunicato in maniera strutturata, dando risposta alla solita domanda quanto la forma può aiutare il contenuto e viceversa. Più che mai oggi l’arte contemporanea vuole strizzare l’occhio a quello che “va di moda”. L’artista stesso subentra in altri campi.  Esempi importanti come Damien Hirst e Francesco Vezzoli. Credo però, anche, che non siamo ancora riusciti a trovare un dialogo vero, se ne parla spesso di arte/moda, ma è un binomio che spesso confonde, ed è rappresentativo di questi tempi: vaghi e confusi.
SG Sei stato ospite nello spazio di Mauro Grifoni a Milano. Quanto pensi siano importanti questo tipo di eventi per un giovane artista?
GC Credo che servano, ma non bastino, non è sufficiente uno spazio, deve esser un lavoro strutturato, che parte da un’idea, viene prodotta e aiutata da un curatore che rende in parole quello che l’arte fa in immagini. Un progetto non deve essere fine a se stesso, ma dovrebbe riuscire a produrre nuovi spunti, come dei piccoli semi. Spazi come ‘Corridor & Stairs’ danno la possibilità ai giovani artisti di confrontarsi con uno spazio fisico dove poterne produrre uno mentale.
SG Sogni per il futuro?
GC Li riformulo ogni giorno. Trovare sempre la strada di casa.

Stefano Guerrini meets…una delle nostre stampe estive 2013 (….frogs frogs and frogs )

Ho un caro amico, che conosco veramente da anni, che tutte le volte che ci siamo trovati a discutere e non voleva darmi ragione o io mi trovavo palesemente in torto concludeva le nostre discussioni mandandomi “a rane”. Non ho mai capito se fosse un modo di dire inventato da lui o qualcosa di comune nella sua regione d’origine, fatto è che il suo “va a rane!” ha sempre avuto l’effetto di farmi scoppiare a ridere e quindi di farci risolvere in maniera scanzonata e quasi divertente ogni nostra diatriba e litigio. Quel modo di dire, come è ovvio, l’ho fatto mio e ora lo uso spesso, ma mi ha talmente segnato che, nonostante le rane non siano poi così belline, ho iniziato a collezionarle e ora almeno quindici mi guardano dalla mensola del mio bagno! Da creature che a molti non ispirano tanta tenerezza, a  me strappano un sorriso e le utilizzo nel mio spazio di vita quotidiano come chiaro elemento decorativo. Potevo forse non adorare questa stampa Grifoni? Se pensate che sia difficile considerare ‘cute’ e divertente una rana guardate bene questo print, usato per capi d’abbigliamento, m anche per accessori supercool, come il borsello e il porta iPad. Non sono deliziosi? Portate anche voi una rana nella vostra vita…ecco, magari non quelle vere che lasciamo negli stagni!

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consigli per il week end ( 4 parte ) : libro + food + musica

questa settimana sono affidati a Gianpiero Di Bari, giornalista di moda.

“Sono pugliese di nascita, ma milanese dall’86 e la mia città d’elezione resta il capoluogo lombardo, pur con tutte le sue manchevolezze croniche e di cronaca. Premetto, inoltre, che sono un bastian contrario e vado sempre controcorrente (anche se a volte non si vede). Di fatto mi considero una sorta di ossimoro ambulante (figura retorica che accosta gli opposti). Per questo motivo ho scelto un libro e un ristorante ambientati a Milano, ma fuori dagli ordinati binari del conformismo di moda e di massa di matrice prettamente meneghino/borghese. Quanto al disco quella è un’altra storia.”

Un libro da leggere

“Vanagloria” di Hans Tuzzi. È stata la mia lettura dell’estate scorsa, quando in spiaggia imperavano le 50 sfumature di… noia. Conoscevo Tuzzi come giallista – i suoi noir sono ambientati tutti sotto la Madonnina negli anni ’80, quando circolava ancora la lira – scoprirlo saggista è stata una rivelazione. Di per sé la storia non ha un plot narrativo particolarmente avvincente (non è un giallo anche se c’è un cadavere), ma gli intrecci narrativi che avvolgono i numerosi personaggi – sono tutti coprotagonisti di pari livello, anche perché il vero protagonista è la città – invischiano il lettore in un ininterrotto scambio di conversazioni e citazioni fino a condurlo all’epilogo finale, attraverso incertezze passate e future e debolezze ben presenti. E così il volume risulta una sorta di ossimoro storico/culturale.

hans tuzzi - vanagloria

hans tuzzi - vanagloria

“Due anni imprecisati della prima decade del ventunesimo secolo. Una città, Paneròpoli, evidente alter ego di Milano (la città della panerà, del formaggio, come la chiamava non senza sprezzo Ugo Foscolo). Una folla di uomini e donne che vivono tante storie intrecciate d’amore, di potere, di sesso – in una rete che costituisce la trama stessa del romanzo, come della loro vita. Diverse generazioni, ma una su tutte, quella dei cinquantenni, per la quale è suonata “la campana dell’ultimo round”; diversi ceti sociali; genitori e figli; linguaggi diversi. Tanti fili con i colori del dramma, della satira, del sentimento romantico e del grottesco che disegnano pagina dopo pagina un arazzo fitto di figure e colori che trova senso e fine, proprio come la vita, soltanto nella sua improvvisa e imprevista conclusione. Un romanzo di trama e di personaggi, ricco di fatti e di ritratti. Un romanzo fittissimo di riferimenti culturali, tra i più vari e diversi, dal rock’n'roll alla poesia romantica, dai manga alla pittura rinascimentale. Un romanzo talvolta non facile e spiazzante sempre, sostenuto da un mirabile tour de force linguistico – che, comunque, non può lasciare indifferenti. Un romanzo che, lontano da ogni pensiero debole e linguaggio minimalista, sfida il lettore a misurarsi con quei valori “alti” – amore e morte, e l’arte, nelle loro varie declinazioni – che soli possono dare un senso alla vita.”

Un ristorante da scoprire

Nella capitale riconosciuta del risotto giallo e del panettone è spuntata l’osteria Volemose bene”, in via della Moscova. Ovviamente è tutto romano, dall’inflessione dei camerieri – che si taglia con un’accetta – alle decorazioni alle pareti, fino alla musica di sottofondo (quando sono entrato Lando Fiorini, stornellatore di professione, stava cantando “Din Don”, la colonna sonora del famoso sceneggiato Rai “Il segno del comando”, 1971), e, ovviamente, ai piatti. L’abbacchio è semplicemente squisito fin nei minimi particolari, grazie a una marinatura acidulata – probabilmente a base di aceto -. Insomma il ristorante è un ossimoro gastronomico, oltre che sociologico.

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Un album da ascoltare

Per quanto riguarda il disco (termine più che mai azzeccato perché parliamo di vinile riversato su Cd) siamo sempre negli anni ‘70. La città, però, è Montreaux, durante l’allora consueto Jazz Festival. Sul palco Ella Fitzgerald, in quella che considero una delle sue più belle performance live. Chi è jazzista puro lo sa bene: registrazioni ed esibizioni pre-registrate ingabbiano l’artista, mentre un palcoscenico e il contatto diretto con il pubblico adorante rendono vitale ogni esecuzione. In questo caso la Fitzgerald parte da un famoso standard americano “How high is the moon” e, nell’arco di una manciata di minuti e di gorgheggi, arriva a cantare “Ciribiribì” con la stessa nonchalance che un qualunque mortale impiega per snocciolare le proprie generalità. Dove sta l’ossimoro? Il Jazz è quella musica dove pensi una nota e ne esegui un’altra.Ella Fitzgerald at Montreaux Jazz Festival”.

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Stefano Guerrini meets Carlo Contrada

Una donna intellettuale, colta, sofisticata quella di Carlo Contrada, giovane talento del fashion design Made in Italy che, con il duo Co|Te e Yojiro Kake, nuovo Polimodatalent, ha partecipato durante l’ultima settimana della moda a Milano a Talents on Show, una serata in cui la boutique di Mauro Grifoni ha ospitato talenti creativi interessanti. Sapienza sartoriale e innovazione nei materiali, per proposte mai eccessive, figlie di un lusso discreto, la moda di Contrada si fa notare per la qualità e per la contemporanea eleganza.
Abbiamo incontrato il designer.

Una donna intellettuale, colta, sofisticata quella di Carlo Contrada, giovane talento del fashion design Made in Italy che, con il duo Co|Te e Yojiro Kake, nuovo Polimodatalent, ha partecipato durante l’ultima settimana della moda a Milano a Talents on Show, una serata in cui la boutique di Mauro Grifoni ha ospitato talenti creativi interessanti. Sapienza sartoriale e innovazione nei materiali, per proposte mai eccessive, figlie di un lusso discreto, la moda di Contrada si fa notare per la qualità e per la contemporanea eleganza.

Abbiamo incontrato il designer.

SG Come sei arrivato alla moda e quando hai deciso di farne una professione?

Alla moda ci si arriva quando una passione, unita a una tosta tenacia, diventano punti fondamentali e determinanti per la propria felicità: in modo molto naturale è diventata una professione perché le mie giornate le trascorro tra studi, emozioni e continui confronti.

SG Ci parli delle tue creazioni e del tuo stile?

Sono una persona molto introversa e quindi è difficile per me esprimere con le parole il mio stile e forse questo rappresenta il successo delle mie creazioni, perché sono l’espressione del mio carattere e della mia personalità.

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SG Pensando invece alle tue creazioni, quali icone ispirative hai? Che personaggi hai in mente quando crei? E, in generale da dove arrivano gli input?

Penso che oggi per noi giovani emergenti sia difficile pensare a delle icone, perché apparteniamo a una generazione di designer e non di stilisti; la moda è una storia meravigliosa, culturalmente radicata, che è già stata scritta: il nostro compito è quello di rileggerla in modo personale e con una nuova progettualità, che è il principio sul quale un designer deve lavorare per dare nuovi contenuti di contemporaneità.

SG Riguardando al tuo percorso, quali sono i ricordi più belli che hai legati a questa professione?

Sicuramente nella mia memoria tra i momenti più belli di questo personale percorso ricordo il mio primo giorno in sartoria, la mia prima sfilata, il mio primo giorno da Vogue Talent e oggi essere rappresentato da uno Showroom tra i più prestigiosi, che hanno cresciuto e ancora oggi promuovono nomi che fanno parte della storia della moda.

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SG Sei anche un docente di moda, come ti trovi in questo ruolo e quale l’importanza delle scuole in un percorso come quello dello stilista?

Mi ritengo molto fortunato a condividere parte delle mie giornate con dei giovanissimi in una Università prestigiosa come lo Iuav, un contenitore e un network culturale fortissimo, che diventa fondamentale per un percorso come il mio.

SG Che cosa rappresenta il bello per te? Riesci a definire la bellezza secondo Carlo Contrada?

Bello è tutto ciò che è semplice e che arriva: tutto ciò che ha un sapore intenso perché pensato, progettato e vissuto.

SG In tempo di crisi, come vive e lavora un giovane designer?

Non so cosa sia la crisi perché la mia professione è iniziata in un momento definito difficile e complicato: mi ritengo comunque fortunato perché lavoro in una realtà di cambiamenti e quindi stimolo per continue riflessioni.

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SG Hai partecipato di recente ad una iniziativa che si è tenuta nel flagship di Mauro Grifoni a Milano. Quanto pensi siano importanti questi momenti, anche di confronto con altre realtà creative del settore?

Penso a Mauro Grifoni come a una realtà contemporanea e questo lo dimostra il fatto di essere stato uno degli ospiti. Un’opportunità importante perché la creatività è qualcosa di puro e pulito da condividere.

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consigli per il week end ( 3 parte ): libro + disco + città

Cesare Morisco, si occupa di pubblica relazioni, designer e blogger www.risopatateborchie.blospot.com
Un libro da leggere
Recentemente ho letto “Il curioso caso di Benjamin Button”, è una storia molto bella, affascinante e coinvolgente, è stata portata al cinema da David Fincher con Brad Pitt protagonista, ma non ho visto la pellicola. Mi sono invece perso nelle pagine del libro di Francis Scott Fitzgerald, che racconta di questo signore che nasce vecchio e muore giovane, è il capovolgomento del normale ciclo della vita. Ne rimarrete conquistati!
Un disco da riascoltare o scoprire
Se volete per un attimo astrarvi dai ritmi quotidiani, entrare in un’atmosfera retrò, immaginarvi in un locale anni settanta, mentre sorseggiate qualcosa immersi in un po’ di fumo, con una meravigliosa musica sullo sfondo, ho il disco che fa per voi! Donny Hathaway è purtroppo scomparso nel 1979, dopo aver raggiunto anche un ottimo successo nel mondo r’n’b. Il suo primissimo album  “Everything Is Everything” è una chicca. La prima volta che l’ho ascoltato mi ha portato lontano, in un’America che non so se c’è ancora, con tanto soul a scaldarmi l’anima.
Una città-un negozio-una mostra
Sono pugliese e anche molto legato alla mia regione, quando posso cerco di viverla il più possibile. Per questo mi fa piacere segnalare una città, Gioia del Colle, in provincia di Bari, che io adoro. È un paese dove ci sono molti caseifici e si mangia la mozzarella doc pugliese, per cui consigliatissimo per chi adora le mete dove si può sperimentare, e mangiare, i tesori locali che poi diventano famosi nel mondo, la filosofia del glocal insegna. Poi vi consiglio anche di cercare nel centro cittadino il negozio di abiti Civico 8, principalmente uomo, la location mi piace molto, è in cemento e legno, uno spazio minimal, ma con pezzi vintage. Fanno una ricerca di brand davvero interessante.

Cesare Morisco, si occupa di pubblica relazioni, designer e blogger www.risopatateborchie.blospot.com

Un libro da leggere

Recentemente ho letto “Il curioso caso di Benjamin Button”, è una storia molto bella, affascinante e coinvolgente, è stata portata al cinema da David Fincher con Brad Pitt protagonista, ma non ho visto la pellicola. Mi sono invece perso nelle pagine del libro di Francis Scott Fitzgerald, che racconta di questo signore che nasce vecchio e muore giovane, è il capovolgomento del normale ciclo della vita. Ne rimarrete conquistati!

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Un disco da riascoltare o scoprire

Se volete per un attimo astrarvi dai ritmi quotidiani, entrare in un’atmosfera retrò, immaginarvi in un locale anni settanta, mentre sorseggiate qualcosa immersi in un po’ di fumo, con una meravigliosa musica sullo sfondo, ho il disco che fa per voi! Donny Hathaway è purtroppo scomparso nel 1979, dopo aver raggiunto anche un ottimo successo nel mondo r’n’b. Il suo primissimo album “Everything Is Everything” è una chicca. La prima volta che l’ho ascoltato mi ha portato lontano, in un’America che non so se c’è ancora, con tanto soul a scaldarmi l’anima.

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Una città-un negozio-una mostra

Sono pugliese e anche molto legato alla mia regione, quando posso cerco di viverla il più possibile. Per questo mi fa piacere segnalare una città, Gioia del Colle, in provincia di Bari, che io adoro. È un paese dove ci sono molti caseifici e si mangia la mozzarella doc pugliese, per cui consigliatissimo per chi adora le mete dove si può sperimentare, e mangiare, i tesori locali che poi diventano famosi nel mondo, la filosofia del glocal insegna. Poi vi consiglio anche di cercare nel centro cittadino il negozio di abiti Civico 8, principalmente uomo, la location mi piace molto, è in cemento e legno, uno spazio minimal, ma con pezzi vintage. Fanno una ricerca di brand davvero interessante.

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consigli del weekend ( 2 parte ): film + musica + luoghi by:

Stefano Mastropaolo, editor in chief www.dapasserella.it
Film da riscoprire in dvd o da vedere al cinema
“The Rocky Horror Picture Show”. In tutta Italia il 30 e il 31 torna nei cinema il film cult tratto dallo spettacolo teatrale di Richard O’Brien. Un opera unica nel suo genere, un musical Glam Rock, un vero e proprio viaggio all’insegna della libertà.  Un occasione per le nuove generazioni di scoprire Susan Sarandon nei passi di Janet Weiss e per i grandi fan di godere della magia del maxi schermo.
Un disco da riascoltare o scoprire
“Ora” di Jovanotti. “Ora” è un lavoro che non ti stancheresti mai di ascoltare. I testi sono profondi, indagano nell’anima, fotografano la società, parlano d’amore,le sonorità sono elettroniche, divertenti, colte. Fa ballare e pensare, pensare e ballare. Adrenalina pura.
Una città-un negozio-una mostra
La mostra dedicata a Enrico Coveri. Dal 24 ottobre fino al 18 gennaio 2013 La Camera di Commercio di Prato, con il contributo della Regione Toscana, celebra il quarantennale della Maison Enrico Coveri attraverso la mostra “Coveri Story”, curata da Martina Corgnati, Luigi Salvioli e Ugo Volli. Abiti originali, bozzetti, storyboard delle sfilate (questo un assoluto inedito per il pubblico), fotografie, video delle sfilate che vi guideranno alla scoperta o alla riscoperta del genio del compianto Enrico Coveri.
Stefano Mastropaolo, editor in chief www.dapasserella.it

Film da riscoprire in dvd o da vedere al cinema

“The Rocky Horror Picture Show”. In tutta Italia il 30 e il 31 torna nei cinema il film cult tratto dallo spettacolo teatrale di Richard O’Brien. Un opera unica nel suo genere, un musical Glam Rock, un vero e proprio viaggio all’insegna della libertà.  Un occasione per le nuove generazioni di scoprire Susan Sarandon nei passi di Janet Weiss e per i grandi fan di godere della magia del maxi schermo.

Rocky Horror picture show

Rocky Horror picture show

http://it.wikipedia.org/wiki/The_Rocky_Horror_Picture_Show


Un disco da riascoltare o scoprire

“Ora” di Jovanotti. “Ora” è un lavoro che non ti stancheresti mai di ascoltare. I testi sono profondi, indagano nell’anima, fotografano la società, parlano d’amore,le sonorità sono elettroniche, divertenti, colte. Fa ballare e pensare, pensare e ballare. Adrenalina pura.

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Una città-un negozio-una mostra

La mostra dedicata a Enrico Coveri. Dal 24 ottobre fino al 18 gennaio 2013 La Camera di Commercio di Prato con il contributo della Regione Toscana, celebra il quarantennale della Maison Enrico Coveri attraverso la mostra “Coveri Story”, curata da Martina Corgnati, Luigi Salvioli e Ugo Volli. Abiti originali, bozzetti, storyboard delle sfilate (questo un assoluto inedito per il pubblico), fotografie, video delle sfilate che vi guideranno alla scoperta o alla riscoperta del genio del compianto Enrico Coveri.

Nulla è più necessario del superfluo

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Un po’ di anni fa in una sua opera il sociologo dello stile Gilles Lipovetsky parlava di lusso emozionale. Il lusso non come metodo di distinzione di classe, ma come elemento capace di gratificare, perché quei beni normalmente non considerati alla portata di tutti potrebbero, nell’idea dello scrittore, che fotografava in maniera piuttosto azzeccata una realtà dei nostri tempi, entrare nelle case di chiunque, ovviamente selezionati e a piccole dosi. L’acquisto della borsa must-have di stagione del brand super-luxury sarebbe quindi possibile anche per la studentessa che risparmia per comprarla o della casalinga che vuole farsi una regalo ‘una tantum’. Il peccato veniale è sempre più vicino al rispondere ad esigenze personali, a sostituirsi alle tante insoddisfazioni quotidiane e farsi un regalo, che sia una borsa, un monile, un gioiello, un paio di scarpe, sopperisce a mancanze che non riusciamo a sostituire in altro modo. Sei un po’ giù? Che c’è di male nello sfruttare la pausa pranzo per mettere un po’ all’opera la carta di credito? Ok, non stiamo spingendovi a buttarvi negli acquisti più folli, ma abbiamo trovato una giustificazione a quei piccoli gesti che facciamo per tirarci un po’ su! Proprio pensate per essere un regalo ideale, non solo per gli altri, ma anche per se stesse, per soddisfare ad un’esigenza di bellezza, alla voglia di far entrare un po’ di luce brillante nel nostro quotidiano, le Pietre della Vanità, mai nome più azzeccato visto il preambolo, della linea M.Grifoni. Deliziosi monili in argento 925 e con pietre dure semipreziose naturali, come le Pietre di Luna e il Quarzo Fumè. Perché limitarsi ad averne solo uno?

Stefano Guerrini meets CO|TE

tomaso anfossi e francesco ferrari

Entrambi diplomati all’Istituto Marangoni di Milano e davvero giovanissimi, Tomaso Anfossi e Francesco Ferrari, dopo alcune esperienze con altri marchi, hanno deciso di fondarne uno insieme.

Il suggestivo nome, Co|Te, rimanda ad una moda che, seppur scevra di eccessivi orpelli, preferendo uno stile minimale e pulito, trova spesso soluzioni stilistiche nuove, interessanti,  dove convivono una grande cura per i dettagli e uno studio preciso dei tagli degli abiti, dove estro e praticità si incontrano, per una donna giovane, anagraficamente e, perché no?, anche solo nell’animo, che non ama il conformismo delle griffe modaiole, con i soliti trend di stagione. La figura pensata dai due designer è attenta, curiosa, sofisticata, mai banale, intellettuale, ma anche piena di joie de vivre. La voglia di sperimentare si capisce dalle forme geometriche nella costruzione del capo, lo spirito anticonvenzionale e giovane nelle stampe o nella scelta di alcuni tessuti, come il pvc. Tomaso e Francesco sono stati ospiti durante l’ultima settimana della moda, con alcuni capi della loro collezione p/e 2013, della boutique di Mauro Grifoni in Via Santo Spirito 17, nell’ambito della serata “Mauro Grifoni meets new Talents” e noi li abbiamo incontrati per voi. Ecco la nostra chiacchierata con i Co|Te.

SG: Come avete iniziato? Come vi siete incontrati e avete deciso di unire i vostri sforzi?


Prima è nata la nostra amicizia: ci siamo incontrati durante alcune collaborazioni per altri brand e una volta consolidato il nostro rapporto  abbiamo pensato di provare a creare qualcosa di nostro e che ci rappresentasse appieno.

SG Perché il nome Co|Te?


CO|TE è un’ antica parola inglese che significa protezione e rifugio, ci piaceva abbinarla alla nostra idea di moda.

SG Mi raccontate il vostro percorso sino ad ora, le tappe fondamentali secondo voi. Una immagino sia stato essere finalisti a ‘Who’s on next?’ o sbaglio?


Non sbagli, quella è stata una tappa fondamentale alla quale sono seguite altre importanti collaborazioni che ci hanno permesso di metterci alla prova e crescere sia come persone che come professionisti.

SG Mi definite il vostro stile?


Dinamico, vitaminico, geometrico.

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SG Le vostre icone di riferimento?


Non abbiamo icone di riferimento, quando gettiamo le basi per una nuova collezione ci basiamo su tutto quello che ci circonda, ricordi, immagini. Tutto quanto possa darci input creativi sempre nuovi. L‘importante è avere un’ occhio sempre attento e recettivo.

SG Mi raccontate la collezione per la p/e 2013? Come sta cambiando la donna che avete in mente?


La collezione si basa su nuovi volumi resi ancora più visibili dall’ utilizzio di materiali come il mikado di seta e il faille di cotone che aiutano a mantenere le forme che avevamo pensato durante la progettazione. Inoltre le stampe, precisamente quella Robot quella Agave e la stampa Shangay ripercorrono un aspetto ludico a noi molto caro. La donna CO|TE sta evolvendo come stiamo evolvendo noi e il nostro mondo. Puntiamo sempre più sugli accessori che amiamo creare per realizzare un total look che rappresenti appieno la donna CO|TE che scopre anche le stampe e la maglieria.

SG  La vostra definizione di eleganza?


Sentirsi se stessa, sempre…E, perché no?, in un’abito CO|TE!

SG  Ci sarà mai un uomo Co|Te?

La donna CO|TE è felice e serena da single, ma prima o poi arriverà un uomo a tenerle compagnia.

SG  Siete stati ospiti durante la settimana della moda della boutique di Mauro Grifoni a Milano. Come è nata questa serata e come è andata? Quanto sono importanti per un brand giovane momenti di confronto, con altri designer e con il pubblico, come questo?


È nata dall’ idea di unire moda e arte dando spazio ai giovani, per questo dobbiamo ringraziare Mauro Grifoni che ha dato spazio a giovani designer come noi.  Noi crediamo molto nel confronto costruttivo con altri stilisti per poter conoscere e crescere vedendo altre realtà da vicino e prendendo il meglio da ogni esperienza.

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