MAURO GRIFONI per VFNO Milano 6/09 via Santo Spirito, 17

custodia I pad

Vogue Fashion’s Night Out è un’iniziativa globale nata nel 2009 ed organizzata daVogue.

La manifestazione, ormai al suo quarto anniversario, vuole avvicinare il mondo della moda al grande pubblico coinvolgendo tutti i cittadini di diverse città del mondo in una serie di eventi poliedrici che si tengono in una notte prefissata di settembre.

Per l’edizione 2012 l’evento internazionale dedicato allo shopping e alla moda sarà ospitato – oltre che dall’Italia da diciannove Paesi nel mondo che hanno confermato la partecipazione a settembre dando così il loro sostegno al mondo dello stile: 6 settembre (Inghilterra, Francia,Stati Uniti, Germania, Spagna, Russia,Messico, Australia e Korea), 7 settembre(Cina, India, Germania e Russia), 8 settembre(Taiwan e Giappone), 10 e 12 settembre(Brasile), 13 settembre (Portogallo, Turchia,Olanda e Messico), 20 e 25 settembre(Grecia).

Mauro Grifoni, con lo store in Santo Spirito 17, partecipa anche quest’ anno a questa lunga notte della moda, con  un’ evento speciale con la nostra Cate Underwood ( modella e dj  della nostra nuova ADV FW1213 )   e la vendita di un gadget creato ad hoc per l’occasione.

Un porta I – pad + un porta I – phone declinato in 5 tessuti diversi.

Acquistarlo…vuol dire dare un sostegno a delle importanti iniziative a scopo benefico.


VFNO, quando la moda oltre ad esser bella è anche… utile.

per saperne di più: http://vfno.vogue.it/



Style Choice —–> Cate Underwood

Cate Underwood, ventunenne ucraina, una vita fra Kiev e Londra, dove risiede, fra Parigi e New York, blogger, d.j., modella, ma soprattutto fotografa, è la protagonista dell’advertising Mauro Grifoni per la stagione a/i 2012-13.  Cate, dopo aver scelto come compagno di avventura il modello Vieri Mestriner, ha indossato gli outfit che più le piacevano, diventando protagonista di autoscatti realizzati con Polaroid e con l’Instagram del suo cellulare, non a caso infatti la campagna ha per titolo “Cate Underwood: Self Portraits by Mobile Phone”.
Abbiamo quindi chiesto a Cate di scegliere per noi, quasi in procinto delle meritate vacanze, ma come stimolo ad un rientro all’insegna dello shopping, i look da lei preferiti, gli outfit da avere, un suggerimento per chi rientrando deciderà di buttarsi subito con slancio nella nuova stagione autunnale.
La giovane trendsetter ha sentenziato che il capo che le è piaciuto di più è sicuramente la pelliccia in capra Kalgan + montone. Un capospalla dai rimandi un po’ hippie chic, che però al tempo stesso può sposarsi con capi dallo stile più minimal e pulito. Per il giorno può essere indossato con pantaloni in flanella grisaglia misto lana stretch, ma anche con una maglia in alpaca rasata e pants in crepe di viscosa. Per un aperitivo con gli amici anche con un vestito con piccoli bottoni, dallo stile basico, ma che sposa qualità e amore per i dettagli.
Ci immaginiamo Cate vestita così mentre corre per iniziare un d.j. set, magari mentre sta scattando per strada alcune delle sue bellissime foto o sorridente fra gli amici in un locale supercool della capitale inglese per un aperitivo. Insomma: uno stile da copiare!

Cate Underwood, ventunenne ucraina, una vita fra Kiev e Londra, dove risiede, fra Parigi e New York, blogger, d.j., modella, ma soprattutto fotografa, è la protagonista dell’advertising Mauro Grifoni per la stagione a/i 2012-13.  Cate, dopo aver scelto come compagno di avventura il modello Vieri Mestriner, ha indossato gli outfit che più le piacevano, diventando protagonista di autoscatti realizzati con Polaroid e con l’Instagram del suo cellulare, non a caso infatti la campagna ha per titolo “Cate Underwood: Self Portraits by Mobile Phone”.

Abbiamo quindi chiesto a Cate di scegliere per noi, quasi in procinto delle meritate vacanze, ma come stimolo ad un rientro all’insegna dello shopping, i look da lei preferiti, gli outfit da avere, un suggerimento per chi rientrando deciderà di buttarsi subito con slancio nella nuova stagione autunnale.

La giovane trendsetter ha sentenziato che il capo che le è piaciuto di più è sicuramente la pelliccia in capra Kalgan + montone. Un capospalla dai rimandi un po’ hippie chic, che però al tempo stesso può sposarsi con abiti dallo stile più minimal e pulito. Per il giorno può essere indossato con pantaloni in flanella grisaglia misto lana stretch, ma anche con una maglia in alpaca rasata e pants in crepe di viscosa. Per un aperitivo con gli amici anche con un semplice vestito , dallo stile basico, ma che sposa qualità e amore per i dettagli.

MauroGrifoni_fw_12.13_15_0784

MauroGrifoni_fw_12.13_11_0679

MauroGrifoni_fw_12.13_23_1100

Ci immaginiamo Cate vestita così mentre corre per iniziare un d.j. set, magari mentre sta scattando per strada alcune delle sue bellissime foto o sorridente fra gli amici in un locale supercool della capitale inglese per un aperitivo. Insomma: uno stile da copiare!

_MG_1119_made_resizeimages

cate_site

ADV FW1213 MAURO GRIFONI – video ( watch it and spread it )

Immagine anteprima YouTube
Video ADV campaign fw1213, Mauro Grifoni. Model: Cate Underwood
Follow us on: maurogrifoni.com and followgram.me/mauro_grifoni
Take your photos and share with Instagram!
contest will start soon…
#I love food  # I love city  # I love to love

Video ADV campaign fw1213, Mauro Grifoni. Model: Cate Underwood

Follow us on: maurogrifoni.com and followgram.me/mauro_grifoni

Take your photos and share with Instagram!

contest will start soon…

#I love food # I love city # I love to love


new season is coming – a little preview of new campaign FW1213

 

Il mondo della comunicazione nella nostra epoca si sta muovendo in modo molto veloce.

Grazie ai social network e al web le informazioni più disparate arrivano ai quattro angoli del pianeta nel tempo necessario a digitare su Twitter o Facebook uno status.

E proprio all’innovazione, ai nuovi canali di comunicazione, pensa Mauro Grifoni con l’advertising della collezione autunno/inverno 2012-2013.

Non l’abituale campagna scattata da un fotografo di moda e con protagonisti volti delle passerelle, ma qualcosa di diverso, decisamente più vicino alle figure che Mauro Grifoni veste: i nuovi trendsetter, i globetrotter internazionali dello stile che viaggiano con tablet e macchine fotografiche digitali di ultima generazione.

Figura principale di questo importante esperimento è Cate Underwood, ventunenne ucraina, una vita fra Kiev e Londra, dove risiede, fra Parigi e New York, blogger, d.j., modella e soprattutto fotografa. La Underwood, che ha vinto il Bazaar Fashion Forward Award nel 2010, organizzato dall’edizione di Harper’s Bazaar della sua nazione d’origine, collabora con testate di moda importanti, ma dai contenuti del suo sito, cateunderwood.com, è chiaro il ruolo di coolhunter e figura mediatica di riferimento per i coetanei.

Per due giorni, e per la prima volta in Italia, Cate è stata ospite di Mauro Grifoni. Dopo aver scelto un compagno di avventura, il giovanissimo modello Vieri Mestriner, ha indossato gli outfit che più le piacevano, diventando protagonista di autoscatti realizzati con Polaroid e con l’Instagram del suo cellulare.

17

21

Non ci sono art direction, ritocchi o pose da redazionale, tutto è filtrato dagli occhi e dalla visione del mondo di Cate, reale e ricca di energia positiva.

Il lay out finale della campagna, “Cate Underwood: Self Portraits by Mobile Phone”, prevede alcune sue note a margine, riflessioni di una giovane donna, dinamica, intelligente e perfettamente inserita nel suo tempo.

Da inizio Agosto, Mauro Grifoni lancerà, attraverso l’utilizzo della nuova piattaforma Followgram, tre contest fotografici tratti dai temi presenti nella nuova campagna pubblicitaria FW 2012-13.

4

cate underwood for Mauro Grifoni

 

 

I migliori scatti verranno esposti nel flagship store di Milano, in via Santo Spirito 17, con un’ installazione dedicata.

Un nuovo corso nell’advertising di Mauro Grifoni, che rispecchia la voglia del marchio di essere più vicino ai cambiamenti e alle innovazioni che il suo cliente sperimenta quotidianamente.

Scoprite di più sul nostro contest visitando il nostro spazio su followgram:

http://followgram.me/mauro_grifoni/

 

Cate Underwood      :   

 cateunderwood.com  tumblr_ltu1h8150v1qbud1eo1_1280     

                                       

 

 

 

 

 

3_bw_blog                      

Diane Pernet @ Corridor and Stairs ( all the photos )

all the photos by: Lilian Russo

CineforuM

Cinque pellicole da recuperare, in un cinema d’estate, magari all’aria aperta, oppure in streaming o in dvd. Storie intense ed emozionanti, avvincenti nel sottolineare emozioni e sentimenti, anche con percorsi inaspettati dal poetico al giallo.
 
Eccovi i miei suggerimenti cinematografici:
  
  

“Le vite degli altri”

Nella Berlino Est del 1984 un agente della Stasi vedrà vacillare il suo credere fermamente nel socialismo quando dovrà controllare la vita di una coppia di artisti. Il regista tedesco Florian Henckel Von Donnersmarck scrive e dirige una storia drammatica, che attraverso il tema dello spionaggio diventa un riflessione sui regimi autoritari.

le vite degli altri

 

 

“JEdgar”

Il film del 2011 diretto da Clint Eastwood. La pellicola ci porta nel mondo del direttore dell’FBI j. Edgar Hoover, interpretato magistralmente da Leonardo Di Caprio, non solo in quello legato al suo ruolo ufficiale, ma anche in una dimensione più privata e dai risvolti inaspettati. La storia, americana e non, dagli attentati anarchici nel 1919 fino al giorno della sua morte nel 1972, ma anche la vita di un uomo che aveva molto da perdere.

j-edgar-wallpaper-1024x768-491708

“Non e’ mai troppo tardi

Prendete un colosso come Jack Nicholson, un grande attore come Morgan Freeman e che ne salta fuori? Un gioiello come questo, dove due personaggi apparentemente lontani fra loro, ma accomunati dalla malattia, scoprono che non è davvero mai troppo tardi!

non è mai troppo tardi

“The Artist”

Un film che giustamente ha meritato molti premi in giro per il mondo, al di là dei tanto pubblicizzati Oscar. Scritto e diretto da Michel Hazanavicius e interpretato da Jean Dujardin e Bérénice Bejo, con la sua dimensione old style, ci ha davvero riportato la magia del cinema di un tempo, poetica e intensa.

the artist

“Il segreto dei suoi occhi”

 Un giallo, dal finale sconcertante, che tocca però corde dell’anima in modo molto forte, grazie ad una storia d’amore che viaggia fra il passato e il presente. Il film ha vinto l’Oscar nel 2010 come Miglior Pellicola Straniera.

 il segreto dei suoi occhi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

..una piccola anticipazione Diane Pernet @Corridor and Stairs 25/06

http://www.ashadedviewonfashion.com/

Diane Pernet @Mauro Grifoni shop, via Santo Spirito 17

photo by: Lilian Russo

Designer, fashion journalist, video maker e icona di stile, ma soprattutto Blogger con la B maiuscola, con il suo lavoro di ricerca Diane ha avuto il merito di innovare e cambiare le regole de “la langue de la mode”, spostando il focus dalla staticità dell’immagine fotografica alla fluidità della raffigurazione filmica e alla potenza della drammaturgia, per inventare una modalità tutta nuova di narrare il fashion ed esploderne appieno l’estetica più profonda.

Lunedì 25/06  abbiamo avuto il piacere di ospitarla al Corridor & Stairs, photo fashion gallery by Mauro Grifoni (via San Spirito 17, Milano) con la sua presenza è stata inaugurata una mostra a lei dedicata. Fino al 15 settembre, l’exhibition Diane Pernet, Immagini Private di un’Icona della Moda curata da Cristiano Seganfreddo raccoglie una selezione di foto personali della nostra e una serie di documenti intimi che ne raccontano i suoi  incontri, progetti e vita fin dagli albori di New York.

Nel suo blog, potete già vedere vari post dedicati alla serata.

Diane Pernet - blog

DIANE PERNET- BLOG

Tra qualche giorno, posteremo una gallery totalmente dedicata alla serata.

Per chi fosse appassionato della sua figura di icona fashion o semplicemente cuorioso, fino al 23 settembre visitate Corridor and Stairs _ DIANE PERNET  SHADOWS OF AN ICON.




.save the date 25/06. Diane Pernet . Shadows of an Icon

Diana Pernet è un’ icona del fashion in tutto il mondo; il suo blog è considerato tra i più importanti e influenti al mondo.
Giornalista di moda, talent scout, fotografa e celebre blogger. Stilista negli anni Ottanta a New York, ha descritto défilé internazionali sulle grandi testate, e dispensato, sotto lo pseudonimo Dr. Diane, consigli di stile alle lettrici di riviste online. Americana di nascita e francese d’adozione, Diane Pernet è cittadina del mondo reale e virtuale per virtù e stile di vita. Munita di macchina fotografica e palmare, aggiorna da ogni dove le pagine del suo sito www.ashadedviewonfashion.com, bibbia della moda e must riconosciuto da insaziabili “fashionisti”, Musica, arte, moda, architettura e design sono gli argomenti contenuti dal suo celeberrimo blog  “Non mi piace essere territoriale” dice. La sua attività sfugge ad ogni definizione come il suo look total black che, di certo, non passa inosservato. Pelle di porcellana, labbra laccate, acconciatura a torre un po’ rasta e un po’ Marie Antoinette con tanto di spillo a forma di insetto sulla sommità, ha la drammaticità di un’incisione del Goya, l’eleganza discreta di una geisha e il fascino da diva avant-garde. Predilige abiti Boudicca rigorosamente nel colore della privazione e nasconde la parte più intima del volto dietro montature feline. Uno stile inimitabile che ha sedotto anche la settima arte: Robert Altman le ha regalato un cameo nella parte di se stessa in “Prêt-à-porter”, Roman Polanski ha chiesto la sua partecipazione nel thriller-noir “La Nona Porta”.
Il suo blog è una vera e propria fonte di ispirazione per tantissimi designer, un must read per ogni fashion addicted che si rispetti!
invito_DIANE
Diana Pernet è un’ icona del fashion in tutto il mondo; il suo blog è considerato tra i più importanti e influenti al mondo.
Giornalista di moda, talent scout, fotografa e celebre blogger. Stilista negli anni Ottanta a New York, ha descritto défilé internazionali sulle grandi testate, e dispensato, sotto lo pseudonimo Dr. Diane, consigli di stile alle lettrici di riviste online. Americana di nascita e francese d’adozione, Diane Pernet è cittadina del mondo reale e virtuale per virtù e stile di vita. Munita di macchina fotografica e palmare, aggiorna da ogni dove le pagine del suo sito www.ashadedviewonfashion.com, bibbia della moda e must riconosciuto da insaziabili “fashionisti”, Musica, arte, moda, architettura e design sono gli argomenti contenuti dal suo celeberrimo blog  “Non mi piace essere territoriale” dice.
La sua attività sfugge ad ogni definizione come il suo look total black che, di certo, non passa inosservato.

Diana Pernet
Pelle di porcellana, labbra laccate, acconciatura a torre un po’ rasta e un po’ Marie Antoinette con tanto di spillo a forma di insetto sulla sommità, ha la drammaticità di un’incisione del Goya, l’eleganza discreta di una geisha e il fascino da diva avant-garde. Predilige abiti Boudicca rigorosamente nel colore della privazione e nasconde la parte più intima del volto dietro montature feline. Uno stile inimitabile che ha sedotto anche la settima arte: Robert Altman le ha regalato un cameo nella parte di se stessa in “Prêt-à-porter”, Roman Polanski ha chiesto la sua partecipazione nel thriller-noir “La Nona Porta”.
Il suo blog è una vera e propria fonte di ispirazione per tantissimi designer, un must read per ogni fashion addicted che si rispetti!
Corridor and Stairs, il progetto culturale di Mauro Grifoni, con la sua galleria fashion fotografica celebra la vita e il lavoro di Diane Pernet con una mostra che sarà inaugurata il giorno 25/06.
http://www.ashadedviewonfashion.com/

DIANA VREELAND after DIANA VREELAND

La mostra raccontata da Maria Luisa Frisa, in  un’ intervista realizzata da Stefano Guerrini per il nostro blog

ML Frisa photo Timothy Greenfield-Sanders

La mostra “Diana Vreeland After Diana Vreeland”, fino al 25 giugno al Palazzo Fortuny a Venezia, curata da Judith Clark e Maria Luisa Frisa, commissionata da Lisa Immordino Vreeland e promossa dalla Fondazione dei Musei Civici di Venezia e dal Diana Vreeland Estate in collaborazione con Mauro Grifoni e VicenzaOro, è la prima grande mostra – dopo la retrospettiva curata da Richard Martin e Harold Koda nel 1993 al Metropolitan – che riflette sulla complessità del lavoro della Vreeland, individuando gli elementi della sua grammatica. Il risultato è uno di quegli eventi che raramente si vedono in Italia, dove viene evidenziato come la moda sia un fenomeno complesso e un dispositivo potente per interpretare gusti e tendenze del tempo.

Visto il nostro coinvolgimento diretto abbiamo deciso di chiacchierare con Maria Luisa Frisa, direttore del Corso di Design della moda all’Università IUAV di Venezia, oltre che curatore di mostre importanti e autore di molte pubblicazioni di moda, inaugurando così uno spazio che continuerà nel tempo in cui dialogheremo con persone a noi care, creativi interessanti, figure che ci piacciono e mondi tangenti la moda. Maria Luisa racconta l’importanza di questa mostra, capace di decontestualizzare i pezzi che compongono la caleidoscopica carriera di Diana Vreeland, per riconnetterli in una nuova lettura interpretativa, ma trova anche il tempo per svelarci qualcosa sui suoi futuri progetti.

Da cosa è nata l’idea di una mostra su Diana Vreeland?

Sono sempre stata particolarmente interessata alla figura di Diana Vreeland, sia come fashion editor ad “Harper’s Bazaar” (1936-1962) e poi visionario direttore a “Vogue America” (1962-1971), sia come curatore di mostre di moda, durante il suo periodo al Costume Institute del Metropolitan dal 1972 al 1989, anno della sua morte. La mostra nasce dal desiderio di portare a un livello più complesso la riflessione sulle mostre di moda e sul fashion curating, dato il ruolo centrale di Vreeland nell’evoluzione di questi due aspetti di quella complessa disciplina che è la moda. La mostra riflette in modo esplicito sul lavoro di Vreeland, simultaneamente editor e curator, e sulla sua capacità di usare la moda come straordinario volano per l’immaginazione. Non solo una mostra di moda in cui si possono ammirare abiti straordinari, quindi, ma l’occasione per capire come e quando sono stati messi a fuoco buona parte degli immaginari della moda contemporanea.

Diana Vreeland

Quale l’importanza e il fascino di un personaggio come la Vreeland per i nostri tempi e per la moda? Quale il legame con la realtà italiana?

La genialità di Vreeland si è espressa soprattutto attraverso la messa a punto di una grammatica dell’eccesso. La mostra e il libro uscito in occasione della mostra, si pongono come obiettivo quello di ricostruire questa grammatica, visuale e concettuale. Nel mettere a punto la sua visione flamboyant della moda, Vreeland parlava di eccesso, allure, chic, pizazz, e tutti questi termini sono ormai entrati a far parte della moda. Un modo di leggere e interpretare il fashion system che sa mescolare intuito e una sorta di algebra della moda, che mescola naturalezza e artificio e che ricorda moltissimo quella di cui parla Anna Piaggi a proposito delle sue doppie pagine.

Diana Vreeland, Andy Warhol e Fred Hughes in Piazza San Marco a Venezia, estate 1973. Tratte da Eleanor Dwight, Diana Vreeland, New York, HarperCollins, 2002

Come avete strutturato il percorso?

La mostra cerca di restituire l’incedere immaginifico con cui Vreeland ha attraversato la moda del Novecento: il percorso espositivo è articolato fra il piano nobile e il secondo piano del Museo Fortuny, attraverso tre nuclei che  raccontano Vreeland molto bene. Si parte dagli elementi del suo stile personale e dalle sue ossessioni, fondamentali nel definire il suo atteggiamento curatoriale rispetto alla messa in scena e all’interpretazione della moda. Poi si prosegue nell’esplorazione di Vreeland come curator attraverso i suoi innovativi progetti allestitivi: un serie di teche, elemento museale per eccellenza, enfatizza gli elementi che hanno caratterizzato le mostre di DV; ovviamente un ruolo centrale hanno i manichini, che alludono agli allestimenti originali di Vreeland e sono progettati appositamente per la mostra. Ultimo nucleo  sono le riviste (numeri originali di “Harper’s Bazaar” e “Vogue America”) e i cataloghi e i libri usciti in occasione delle mostre curate da lei: un complesso lavoro editoriale che attraverso il Novecento e riflette la capacità di DV di intercettare e anticipare gusti e tendenze.

Diana Vreeland

Quali ritieni siano i pezzi più interessanti?

L’immaginario di DV è  evocato  da una serie di abiti, molti dei quali sono in Italia per la prima volta. Sono tutti pezzi strepitosi. Fra questi i capi di Saint Laurent e Givenchy indossati da Vreeland e provenienti dal Metropolitan Museum of Art di New York; alcuni pezzi di Balenciaga,  appartenuti alla Baronessa Tyssen, provenienti dal Cristóbal Balenciaga Museum recentemente inaugurato a Getaria;  creazioni più iconiche, come i Mondrian Dress di Saint Laurent dalla collezione della Fondation Pierre Bergé-Yves Saint Laurent; preziosi esemplari che hanno segnato la moda novecentesca provenienti da prestigiose collezioni private e aziendali, fra cui capi di Chanel, Schiaparelli, Missoni, Pucci e costumi dei Ballets Russes.

ZER_7187.photo di Francesco de Luca

Diana Vreeland

Diana Vreeland

Che cosa porti con te da questa esperienza? Insegnamenti, momenti, immagini che ti hanno particolarmente segnata?

Più che trattare gli abiti come opere d’arte, Vreeland ha saputo riconoscere il ruolo della moda all’interno della cultura visuale contemporanea. In questo è stata geniale, una vera e propria apripista, sia come editor, sia come curator. Probabilmente proprio perché al Met ha saputo giocare il suo ruolo di special consultant e curator utilizzando il linguaggio proprio della moda, un linguaggio che avevo appreso ed elaborato lavorando nelle riviste. E i cabinet in mostra cercano di raccontare gli elementi della sua grammatica curatoriale, e cercano di esplicitare non solo il suo sguardo da editor, ma anche quanto ancora oggi nei musei la moda sia “messa in mostra” utilizzando (spesso inconsapevolmente) gli stilemi di Vreeland. Era necessario rendere evidente questo aspetto, soprattutto per capire cosa si può fare oggi, a partire dall’eredità di Vreeland.

ritratto DV 9

Che cosa invece pensi debbano recepire i giovani creativi, gli studenti di moda, da questa mostra?

Credo che la mostra possa essere molto utile, per riflettere sul sistema della moda per capirne i meccanismi, ma anche la complessità.

E penso che possa interessare particolarmente gli stylist. Tutti gli stylist di oggi sono ormai delle vere e proprie celebrities. Sono fotografati, sono protagonisti dei blog, sono autori a loro volta di blog in cui si espongono ed espongono il loro punto di vista sulla moda. Credo che questo vero e proprio culto della personalità abbia a che fare con una delle possibili evoluzioni di quello che ha suggerito Vreeland, prima come fashion editor a “Bazaar”, e poi come direttore a “Vogue”. Gli stylist sono passati dal backstage al centro della scena: questo però rende più difficile (ma forse più interessante) essere unici e influenti. Il percorso verso un self-styling consapevole, simultaneamente preciso e visionario, è più arduo in un momento come questo, dove la regola sembra essere quella di una (troppo spesso) facile sovraesposizione mediatica.

Ci sveli qualcosa sui tuoi prossimi progetti?

Come titolare della Cattedra Gaetano Marzotto sto lavorando a un progetto dedicato al tema della confezione. Ci sarà una grande mostra che ripercorrerà quel periodo cruciale che va dal Dopoguerra alla nascita del pret-a-porter. Il focus sarà l’Italia, ma insieme al Centro di Studi per la moda di Stoccolma stiamo lavorando a creare una rete di studiosi che restituiranno tutte le più importanti esperienze europee.

Diana Vreeland

REAL PEOPLE

Una ricetta di cucina sul blog di Mauro Grifoni? E perché no?

Abbiamo deciso di raccontare cosa ci piace e chi ci piace, per cui nelle prossime settimane vedrete crescere i contenuti del blog anche con argomenti che normalmente non assocereste al blog di un brand di moda. Ma a noi piace raccontare chi siamo e quali sono le nostre passioni perché anche, e soprattutto, quelle si traducono nel nostro lavoro e lo arricchiscono costantemente.

Iniziamo con Giulia, 26 anni di Vicenza, junior account Marketing e Comunicazione, che ha deciso, lei che si definisce non proprio perfetta ai fornelli, di regalarci un classico della cucina! Per i più golosi, ma non solo.

Ma lasciamo a lei la parola.

- Quando ho visto alcuni colori dei capi della collezione estiva Mauro Grifoni, la prima cosa a cui ho pensato è questa ricetta e vi regalo qualcosa a me molto caro, perché è quella che cucinava la mia nonna!

image2012-05-29-162612-2

shop in: via santo spirito 17, Milano

image2012-05-29-162542-1

shop in: via santo spirito, 17 Milano

image2012-05-29-162612-3

shop in: via santo spirito 17, Milano

image2012-05-29-162612-1

TORTA AL LIMONE

Ingredienti per 1 stampo da 24cm:

4 uova
200 gr di zucchero
1 bicchiere di olio di semi
1 limone
200 gr di farina 00
50 gr di fecola di patate
1 bustina di lievito


Ingredienti per la crema al limone:

300 ml di acqua
200 gr di zucchero
50 gr di fecola di patate
1 tuorlo d’uovo
1 uovo intero
1 limone
zucchero a velo

Tempo di preparazione: 40 min
Tempo di cottura: 30 min
Tempo totale: 1 ora 10 min

Procedimento:
Separare i tuorli dagli albumi; montare gli albumi a neve
e in una terrina a parte montare anche i tuorli con lo zucchero.
Aggiungere il succo di un limone,la scorza grattugiata e l’olio a filo.

Versare a pioggia la farina, la fecola e il lievito setacciato.

In ultimo incorporate all’impasto della torta gli albumi montati a neve mescolando con un cucchiaio di legno, con un movimento che va dal basso verso l’alto per incorporare aria nell’ impasto.

Imburrare e infarinare una tortiera da 24 cm e versare al suo interno l’impasto del dolce al limone

Infornare la torta al limone ( in forno già caldo a 180° ) e cuocere per 30 minuti.

…Nel frattempo preparare la crema al limone!
In una casseruola dal fondo spesso far sciogliere a fiamma bassa lo zucchero nell’acqua.
A parte lavorare l’uovo con il tuorlo, la fecola e il succo e la buccia di un limone.

Mescolare fino a formare una crema liscia e omogenea.
Versare a filo il battuto d’uovo nella casseruola con l’acqua e mescolare.

Cuocere la crema a fiamma bassa, mescolando con un cucchiaio di legno, per 10 minuti circa o finché la crema di limone non si sarà addensata del tutto.

Assemblate la torta al limone.
Tagliare la torta raffreddata a metà.
Distribuire la crema al limone su un lato e livellarla il più possibile.

Coprire con l’altro disco di torta ed esercitare un po’ di pressione per far si che la farcitura al limone sia distribuita in maniera uguale in tutto il dolce.
Polverizzare quindi la torta al limone con lo zucchero a velo, assaggiatela e...se è ok servite!

Dovrebbe risultare più o meno così:

197665871115173159_xUuncmLx_f

scherzo:) così:

35254809553426009_xlzEqi5d_f

« First3456710Last »

© All Rights Reserved | Privacy/Policy web agency