When Stefano met Mauro
Di Stefano Guerrini
Ho avuto modo di incontrare spesso in passato Mauro Grifoni a presentazioni, fiere importanti come Pitti, press day, ricavandone sempre l’impressione di una persona che vive il proprio lavoro in maniera passionale e intensa, ogni volta il suo modo di raccontare una collezione, le ispirazioni e il suo mondo mi ha trasmesso moltissimo, fino a quando lo intervistai la prima volta con calma, rimanendo conquistato dal bagaglio di conoscenze che il designer possiede. E mi ricordo una conversazione dettagliata su tessuti e tecniche di lavorazione, dalla quale uscii con tanti appunti e l’idea che avrei dovuto io stesso mettermi a studiare un sacco di cose. Mauro è una persona dai molti interessi, che si traducono spesso nel suo mondo creativo e progettuale, come l’amore per il Giappone, cresciuto nel tempo grazie ai viaggi di ricerca.
Questa chiacchierata nasce dalla voglia di farvi scoprire un po’ di più di questo stilista che non ama apparire e di solito preferisce far parlare le sue collezioni, di rivelare nel possibile quella dimensione umana, molto ricca, che si nasconde dietro a un impegno di anni nel mondo della moda. Con un ritmo serrato e velocissimo, grazie a domande immediate, quasi da questionario di Proust, ho cercato quindi di regalarvi qualche input sull’uomo Mauro Grifoni, che si cela dietro lo stilista Mauro Grifoni. Spero di esserci riuscito. Eccovi il nostro ‘botta e risposta’.
1 Definisci il tuo stile con tre aggettivi. Puro, essenziale, coerente.
2 Primo abito pensato e disegnato? Una camicia da uomo.
3 Il più grande obiettivo raggiunto fino ad ora? Essere libero di scegliere e decidere.
4 Un ricordo legato al tuo lavoro? Alcune nottate passate al freddo nel nostro primo laboratorio di camiceria a rimediare ad alcuni errori di produzione.
5 Icona di riferimento? Oscar Wilde, un dandy vero nell’800.
6 Un personaggio della fantasia (da un libro, da un film…) che ti piacerebbe vestire? In realtà non riesco a pensare ad un personaggio inventato, preferisco una icona di riferimento reale, ma che non c’è più, come Jim Morrison.
7 Un disco che ti ha cambiato la vita? Una canzone mi può modificare l’umore e un buon disco accompagnarmi nel trascorrere una buona giornata. Non ho un disco specifico che mi abbia influenzato così tanto. Però “London Calling” dei Clash è un pezzo che ha avuto molta importanza per me.
8 Ultimo concerto visto live? I Massive Attack nel 2010 a Venezia, bellissimo concerto e adoro le loro “Live with me” e “Unfinished sympathy”.
9 Ultimo film visto in sala e ultimo in dvd (o blue ray)? Al cinema “La pelle che abito”, che ho voluto vedere avendo già letto “Tarantola”, il libro di Thierry Jonquet da cui è stato tratto, mentre in dvd “The tourist”.
10 Il primo pensiero del mattino e l’ultimo della sera? Appena sveglio penso: “Ma quante cose devo fare oggi!?”; poi la sera: “Avrò fatto tutto!?”.
11 Il profumo che usi? Cardinal by James Heeley.
12 Sai cucinare? Piatto preferito? Diciamo che ai fornelli me la cavo. Il mio piatto preferito? Penso i paccheri con sugo di pesce e curry.
13 Perché il tuo amore per il Giappone? Perché è un paese all’avanguardia e allo stesso tempo protegge e valorizza la sua storia e le sue tradizioni. Perché esiste un rispetto totale verso il prossimo e poi perché ogni volta che ci vado imparo qualcosa. Ammetto: sono un po’ invidioso del Giappone, mi piacerebbe che tutto questo accadesse in Italia!
14 Che musica hai in sottofondo quando crei? Ascolto di tutto, soprattutto musica internazionale dai Radiohead agli Hurts, passando per Inxs, Talking Heads, ma anche artisti italiani tipo Negramaro.
15 Sei uno sportivo? Sei un tifoso? Sono uno sportivo della domenica e questo vale anche per il tifo. Posso però dirti che fra gli sportivi ammiro Valentino Rossi e che la mia squadra del cuore è l’Inter.
16 Nella tavolozza cromatica, quale il colore più vicino al tuo stile? Il blu, è un colore che mi trasmette sicurezza.
17 Il libro che hai sul comodino? La biografia del compianto Steve Jobs, l’unico che negli ultimi anni sia riuscito a creare quel prodotto che tutti vorrebbero e un vero e proprio mondo attorno a quel prodotto.
18 L’oggetto che ti è più caro? Un orologio prezioso, regalo di una persona molto cara.
19 Un designer del passato che ti ha influenzato? Più di tutti: Yves Saint Laurent.
20 Cosa non deve mancare nel guardaroba di un uomo? Cosa in quello di una donna e cosa nel tuo? Un trench, un blazer, una maglia in cashmere, una camicia con polso per gemelli, un pantaloni con 2 pinces per l’uomo e per lei: un trench, un pantalone pigiama in seta, una camicia da uomo, una maglia over. Mentre nel mio c’è già abbastanza!
21 Mi dai la tua personale definizione di eleganza? Chi ha la fortuna di possedere grazia e semplicità è una persona elegante.
22 Che cosa è bello per te? Se si parla in senso estetico una cosa è bella quando più la guardo e più mi porta a riguardarla.
23 La qualità che preferisci in un uomo? L’ironia.
24 Cosa ti colpisce di più in una donna? La semplicità.
25 Un tuo piccolo lusso? Svegliarmi la mattina e guardare dalla vetrata i colli dove abito e ogni giorno li trovo sempre più belli.
26 La frase che più ti rappresenta? “Dimmi, ti ascolto!”.
27 Il futuro è? Il futuro è vita.
Comments ( 2 )
L’uomo che si cela dietro lo stilista. Beh, che dire, adoro questo tipo di interviste più “personali” e questa, infatti, l’ho divorata con curiosità e interesse.
A parte gli eccellenti gusti musicali e culturali in generale, bellissima la frase che più rappresenta Mauro Grifoni “dimmi, ti ascolto”.
Si dovrebbe dire più spesso, essendo l’arte dell’ascolto una qualità sempre più rara!![]()
bellissima intervista con uno stile minimal e asciutto. Anche a me é piaciuto molto la risposta “dimmi, ti ascolto”.
