Dive into the archives.


Stefano Guerrini meets Guglielmo Castelli

guglielmocastelli

‘Corridor&Stairs’ in Via Santo Spirito 17 si conferma luogo elettivo per mostre interessanti e per volti giovani. Durante la passata fashion week donna a Milano ha inaugurato la personale “Le assolute assenze” di Guglielmo Castelli, artista già finalista del Premio Cairo. Protagoniste immagini delicate e vibranti, composte in dittici con piccoli origami, ispirate ad una poesia di G. Manacorda (“Il vuoto non porta ricordi benchè trascini oggetti verso assenze assolute”). La nota decorativa aggiunta da Castelli permetteva inoltre un dialogo sottile e colto con gli abiti di giovani designer, Carlo Contrada, Co|Te, da noi già intervistati, esposti nel negozio di Mauro Grifoni adiacente a ‘Corridor&Stairs’. Con la voglia di conoscere questo giovane talento dell’illustrazione, Castelli, originario di Torino, è del 1987, lo abbiamo incontrato.

ST Come ti sei avvicinato al mondo dell’arte e quando hai capito che la tua creatività sarebbe diventata anche la tua professione?
GC È stato un percorso naturale. Avevo un talento. Quello del disegno e il sentore di avere una sorta di dovere nei confronti di questo “dono”. La professione è solo il risultato di una passione  naturale e di una costante ricerca.
ST Se dovessi descrivere il tuo stile, il tuo mondo artistico, come lo racconteresti? Chi è Guglielmo Castelli artista?
GC Faccio fatica a pormi cosi tanto all’esterno da riuscire a valutarmi. Trovo pericolose le parole stile, mondo artistico, non perché non esistano, ma perché non mi sono mai posto il problema di trovare uno stile. È arrivato come ultima istanza.
Prima c’è stato il contenuto dopo la forma, non meno importante, ma supportata da precisi attimi e istinti. La riconoscibilità, sopratutto nell’arte è cosa fondamentale.
L’ho coltivata segno dopo segno con devozione e, ogni tanto, paura. Questo è Guglielmo Castelli : tentativi di storie e di cadute.
ST Da dove arrivano le ispirazioni per il tuo lavoro?
GC Un’ottima ricetta potrebbe essere: un buon libro di Ammaniti, una lettera del nonno in guerra, dei racconti di storie, quelle sentite e quelle disegnate.
ST Il momento che meglio rappresenta il tuo precorso artistico sino ad ora?
GC La mia prima personale all’estero: Amsterdam lo scorso autunno.
SG Quali legami pensi ci siano fra moda e arte? Come si influenzano?
GC Credo che quasi in ogni tempo l’una abbia guardato all’altra. Spesso hanno comunicato in maniera strutturata, dando risposta alla solita domanda quanto la forma può aiutare il contenuto e viceversa. Più che mai oggi l’arte contemporanea vuole strizzare l’occhio a quello che “va di moda”. L’artista stesso subentra in altri campi.  Esempi importanti come Damien Hirst e Francesco Vezzoli. Credo però, anche, che non siamo ancora riusciti a trovare un dialogo vero, se ne parla spesso di arte/moda, ma è un binomio che spesso confonde, ed è rappresentativo di questi tempi: vaghi e confusi.
SG Sei stato ospite nello spazio di Mauro Grifoni a Milano. Quanto pensi siano importanti questo tipo di eventi per un giovane artista?
GC Credo che servano, ma non bastino, non è sufficiente uno spazio, deve esser un lavoro strutturato, che parte da un’idea, viene prodotta e aiutata da un curatore che rende in parole quello che l’arte fa in immagini. Un progetto non deve essere fine a se stesso, ma dovrebbe riuscire a produrre nuovi spunti, come dei piccoli semi. Spazi come ‘Corridor & Stairs’ danno la possibilità ai giovani artisti di confrontarsi con uno spazio fisico dove poterne produrre uno mentale.
SG Sogni per il futuro?
GC Li riformulo ogni giorno. Trovare sempre la strada di casa.

Stefano Guerrini meets…una delle nostre stampe estive 2013 (….frogs frogs and frogs )

Ho un caro amico, che conosco veramente da anni, che tutte le volte che ci siamo trovati a discutere e non voleva darmi ragione o io mi trovavo palesemente in torto concludeva le nostre discussioni mandandomi “a rane”. Non ho mai capito se fosse un modo di dire inventato da lui o qualcosa di comune nella sua regione d’origine, fatto è che il suo “va a rane!” ha sempre avuto l’effetto di farmi scoppiare a ridere e quindi di farci risolvere in maniera scanzonata e quasi divertente ogni nostra diatriba e litigio. Quel modo di dire, come è ovvio, l’ho fatto mio e ora lo uso spesso, ma mi ha talmente segnato che, nonostante le rane non siano poi così belline, ho iniziato a collezionarle e ora almeno quindici mi guardano dalla mensola del mio bagno! Da creature che a molti non ispirano tanta tenerezza, a  me strappano un sorriso e le utilizzo nel mio spazio di vita quotidiano come chiaro elemento decorativo. Potevo forse non adorare questa stampa Grifoni? Se pensate che sia difficile considerare ‘cute’ e divertente una rana guardate bene questo print, usato per capi d’abbigliamento, m anche per accessori supercool, come il borsello e il porta iPad. Non sono deliziosi? Portate anche voi una rana nella vostra vita…ecco, magari non quelle vere che lasciamo negli stagni!

DG207141_CR031_302

DG407200_DAPC1_301(GIALLE)_ 302(AZZURRE)

consigli per il week end ( 4 parte ) : libro + food + musica

questa settimana sono affidati a Gianpiero Di Bari, giornalista di moda.

“Sono pugliese di nascita, ma milanese dall’86 e la mia città d’elezione resta il capoluogo lombardo, pur con tutte le sue manchevolezze croniche e di cronaca. Premetto, inoltre, che sono un bastian contrario e vado sempre controcorrente (anche se a volte non si vede). Di fatto mi considero una sorta di ossimoro ambulante (figura retorica che accosta gli opposti). Per questo motivo ho scelto un libro e un ristorante ambientati a Milano, ma fuori dagli ordinati binari del conformismo di moda e di massa di matrice prettamente meneghino/borghese. Quanto al disco quella è un’altra storia.”

Un libro da leggere

“Vanagloria” di Hans Tuzzi. È stata la mia lettura dell’estate scorsa, quando in spiaggia imperavano le 50 sfumature di… noia. Conoscevo Tuzzi come giallista – i suoi noir sono ambientati tutti sotto la Madonnina negli anni ’80, quando circolava ancora la lira – scoprirlo saggista è stata una rivelazione. Di per sé la storia non ha un plot narrativo particolarmente avvincente (non è un giallo anche se c’è un cadavere), ma gli intrecci narrativi che avvolgono i numerosi personaggi – sono tutti coprotagonisti di pari livello, anche perché il vero protagonista è la città – invischiano il lettore in un ininterrotto scambio di conversazioni e citazioni fino a condurlo all’epilogo finale, attraverso incertezze passate e future e debolezze ben presenti. E così il volume risulta una sorta di ossimoro storico/culturale.

hans tuzzi - vanagloria

hans tuzzi - vanagloria

“Due anni imprecisati della prima decade del ventunesimo secolo. Una città, Paneròpoli, evidente alter ego di Milano (la città della panerà, del formaggio, come la chiamava non senza sprezzo Ugo Foscolo). Una folla di uomini e donne che vivono tante storie intrecciate d’amore, di potere, di sesso – in una rete che costituisce la trama stessa del romanzo, come della loro vita. Diverse generazioni, ma una su tutte, quella dei cinquantenni, per la quale è suonata “la campana dell’ultimo round”; diversi ceti sociali; genitori e figli; linguaggi diversi. Tanti fili con i colori del dramma, della satira, del sentimento romantico e del grottesco che disegnano pagina dopo pagina un arazzo fitto di figure e colori che trova senso e fine, proprio come la vita, soltanto nella sua improvvisa e imprevista conclusione. Un romanzo di trama e di personaggi, ricco di fatti e di ritratti. Un romanzo fittissimo di riferimenti culturali, tra i più vari e diversi, dal rock’n'roll alla poesia romantica, dai manga alla pittura rinascimentale. Un romanzo talvolta non facile e spiazzante sempre, sostenuto da un mirabile tour de force linguistico – che, comunque, non può lasciare indifferenti. Un romanzo che, lontano da ogni pensiero debole e linguaggio minimalista, sfida il lettore a misurarsi con quei valori “alti” – amore e morte, e l’arte, nelle loro varie declinazioni – che soli possono dare un senso alla vita.”

Un ristorante da scoprire

Nella capitale riconosciuta del risotto giallo e del panettone è spuntata l’osteria Volemose bene”, in via della Moscova. Ovviamente è tutto romano, dall’inflessione dei camerieri – che si taglia con un’accetta – alle decorazioni alle pareti, fino alla musica di sottofondo (quando sono entrato Lando Fiorini, stornellatore di professione, stava cantando “Din Don”, la colonna sonora del famoso sceneggiato Rai “Il segno del comando”, 1971), e, ovviamente, ai piatti. L’abbacchio è semplicemente squisito fin nei minimi particolari, grazie a una marinatura acidulata – probabilmente a base di aceto -. Insomma il ristorante è un ossimoro gastronomico, oltre che sociologico.

saltinboccaallaromana

Un album da ascoltare

Per quanto riguarda il disco (termine più che mai azzeccato perché parliamo di vinile riversato su Cd) siamo sempre negli anni ‘70. La città, però, è Montreaux, durante l’allora consueto Jazz Festival. Sul palco Ella Fitzgerald, in quella che considero una delle sue più belle performance live. Chi è jazzista puro lo sa bene: registrazioni ed esibizioni pre-registrate ingabbiano l’artista, mentre un palcoscenico e il contatto diretto con il pubblico adorante rendono vitale ogni esecuzione. In questo caso la Fitzgerald parte da un famoso standard americano “How high is the moon” e, nell’arco di una manciata di minuti e di gorgheggi, arriva a cantare “Ciribiribì” con la stessa nonchalance che un qualunque mortale impiega per snocciolare le proprie generalità. Dove sta l’ossimoro? Il Jazz è quella musica dove pensi una nota e ne esegui un’altra.Ella Fitzgerald at Montreaux Jazz Festival”.

elle_

Immagine anteprima YouTube

Stefano Guerrini meets Carlo Contrada

Una donna intellettuale, colta, sofisticata quella di Carlo Contrada, giovane talento del fashion design Made in Italy che, con il duo Co|Te e Yojiro Kake, nuovo Polimodatalent, ha partecipato durante l’ultima settimana della moda a Milano a Talents on Show, una serata in cui la boutique di Mauro Grifoni ha ospitato talenti creativi interessanti. Sapienza sartoriale e innovazione nei materiali, per proposte mai eccessive, figlie di un lusso discreto, la moda di Contrada si fa notare per la qualità e per la contemporanea eleganza.
Abbiamo incontrato il designer.

Una donna intellettuale, colta, sofisticata quella di Carlo Contrada, giovane talento del fashion design Made in Italy che, con il duo Co|Te e Yojiro Kake, nuovo Polimodatalent, ha partecipato durante l’ultima settimana della moda a Milano a Talents on Show, una serata in cui la boutique di Mauro Grifoni ha ospitato talenti creativi interessanti. Sapienza sartoriale e innovazione nei materiali, per proposte mai eccessive, figlie di un lusso discreto, la moda di Contrada si fa notare per la qualità e per la contemporanea eleganza.

Abbiamo incontrato il designer.

SG Come sei arrivato alla moda e quando hai deciso di farne una professione?

Alla moda ci si arriva quando una passione, unita a una tosta tenacia, diventano punti fondamentali e determinanti per la propria felicità: in modo molto naturale è diventata una professione perché le mie giornate le trascorro tra studi, emozioni e continui confronti.

SG Ci parli delle tue creazioni e del tuo stile?

Sono una persona molto introversa e quindi è difficile per me esprimere con le parole il mio stile e forse questo rappresenta il successo delle mie creazioni, perché sono l’espressione del mio carattere e della mia personalità.

Carlo Contrada_Web_17_4169

SG Pensando invece alle tue creazioni, quali icone ispirative hai? Che personaggi hai in mente quando crei? E, in generale da dove arrivano gli input?

Penso che oggi per noi giovani emergenti sia difficile pensare a delle icone, perché apparteniamo a una generazione di designer e non di stilisti; la moda è una storia meravigliosa, culturalmente radicata, che è già stata scritta: il nostro compito è quello di rileggerla in modo personale e con una nuova progettualità, che è il principio sul quale un designer deve lavorare per dare nuovi contenuti di contemporaneità.

SG Riguardando al tuo percorso, quali sono i ricordi più belli che hai legati a questa professione?

Sicuramente nella mia memoria tra i momenti più belli di questo personale percorso ricordo il mio primo giorno in sartoria, la mia prima sfilata, il mio primo giorno da Vogue Talent e oggi essere rappresentato da uno Showroom tra i più prestigiosi, che hanno cresciuto e ancora oggi promuovono nomi che fanno parte della storia della moda.

Carlo Contrada_Web_18_4211


SG Sei anche un docente di moda, come ti trovi in questo ruolo e quale l’importanza delle scuole in un percorso come quello dello stilista?

Mi ritengo molto fortunato a condividere parte delle mie giornate con dei giovanissimi in una Università prestigiosa come lo Iuav, un contenitore e un network culturale fortissimo, che diventa fondamentale per un percorso come il mio.

SG Che cosa rappresenta il bello per te? Riesci a definire la bellezza secondo Carlo Contrada?

Bello è tutto ciò che è semplice e che arriva: tutto ciò che ha un sapore intenso perché pensato, progettato e vissuto.

SG In tempo di crisi, come vive e lavora un giovane designer?

Non so cosa sia la crisi perché la mia professione è iniziata in un momento definito difficile e complicato: mi ritengo comunque fortunato perché lavoro in una realtà di cambiamenti e quindi stimolo per continue riflessioni.

Carlo Contrada_Web_16_4132

SG Hai partecipato di recente ad una iniziativa che si è tenuta nel flagship di Mauro Grifoni a Milano. Quanto pensi siano importanti questi momenti, anche di confronto con altre realtà creative del settore?

Penso a Mauro Grifoni come a una realtà contemporanea e questo lo dimostra il fatto di essere stato uno degli ospiti. Un’opportunità importante perché la creatività è qualcosa di puro e pulito da condividere.

Carlo Contrada_15_4116copia


Stefano Guerrini meets CO|TE

tomaso anfossi e francesco ferrari

Entrambi diplomati all’Istituto Marangoni di Milano e davvero giovanissimi, Tomaso Anfossi e Francesco Ferrari, dopo alcune esperienze con altri marchi, hanno deciso di fondarne uno insieme.

Il suggestivo nome, Co|Te, rimanda ad una moda che, seppur scevra di eccessivi orpelli, preferendo uno stile minimale e pulito, trova spesso soluzioni stilistiche nuove, interessanti,  dove convivono una grande cura per i dettagli e uno studio preciso dei tagli degli abiti, dove estro e praticità si incontrano, per una donna giovane, anagraficamente e, perché no?, anche solo nell’animo, che non ama il conformismo delle griffe modaiole, con i soliti trend di stagione. La figura pensata dai due designer è attenta, curiosa, sofisticata, mai banale, intellettuale, ma anche piena di joie de vivre. La voglia di sperimentare si capisce dalle forme geometriche nella costruzione del capo, lo spirito anticonvenzionale e giovane nelle stampe o nella scelta di alcuni tessuti, come il pvc. Tomaso e Francesco sono stati ospiti durante l’ultima settimana della moda, con alcuni capi della loro collezione p/e 2013, della boutique di Mauro Grifoni in Via Santo Spirito 17, nell’ambito della serata “Mauro Grifoni meets new Talents” e noi li abbiamo incontrati per voi. Ecco la nostra chiacchierata con i Co|Te.

SG: Come avete iniziato? Come vi siete incontrati e avete deciso di unire i vostri sforzi?


Prima è nata la nostra amicizia: ci siamo incontrati durante alcune collaborazioni per altri brand e una volta consolidato il nostro rapporto  abbiamo pensato di provare a creare qualcosa di nostro e che ci rappresentasse appieno.

SG Perché il nome Co|Te?


CO|TE è un’ antica parola inglese che significa protezione e rifugio, ci piaceva abbinarla alla nostra idea di moda.

SG Mi raccontate il vostro percorso sino ad ora, le tappe fondamentali secondo voi. Una immagino sia stato essere finalisti a ‘Who’s on next?’ o sbaglio?


Non sbagli, quella è stata una tappa fondamentale alla quale sono seguite altre importanti collaborazioni che ci hanno permesso di metterci alla prova e crescere sia come persone che come professionisti.

SG Mi definite il vostro stile?


Dinamico, vitaminico, geometrico.

Co-te ss13 26

SG Le vostre icone di riferimento?


Non abbiamo icone di riferimento, quando gettiamo le basi per una nuova collezione ci basiamo su tutto quello che ci circonda, ricordi, immagini. Tutto quanto possa darci input creativi sempre nuovi. L‘importante è avere un’ occhio sempre attento e recettivo.

SG Mi raccontate la collezione per la p/e 2013? Come sta cambiando la donna che avete in mente?


La collezione si basa su nuovi volumi resi ancora più visibili dall’ utilizzio di materiali come il mikado di seta e il faille di cotone che aiutano a mantenere le forme che avevamo pensato durante la progettazione. Inoltre le stampe, precisamente quella Robot quella Agave e la stampa Shangay ripercorrono un aspetto ludico a noi molto caro. La donna CO|TE sta evolvendo come stiamo evolvendo noi e il nostro mondo. Puntiamo sempre più sugli accessori che amiamo creare per realizzare un total look che rappresenti appieno la donna CO|TE che scopre anche le stampe e la maglieria.

SG  La vostra definizione di eleganza?


Sentirsi se stessa, sempre…E, perché no?, in un’abito CO|TE!

SG  Ci sarà mai un uomo Co|Te?

La donna CO|TE è felice e serena da single, ma prima o poi arriverà un uomo a tenerle compagnia.

SG  Siete stati ospiti durante la settimana della moda della boutique di Mauro Grifoni a Milano. Come è nata questa serata e come è andata? Quanto sono importanti per un brand giovane momenti di confronto, con altri designer e con il pubblico, come questo?


È nata dall’ idea di unire moda e arte dando spazio ai giovani, per questo dobbiamo ringraziare Mauro Grifoni che ha dato spazio a giovani designer come noi.  Noi crediamo molto nel confronto costruttivo con altri stilisti per poter conoscere e crescere vedendo altre realtà da vicino e prendendo il meglio da ogni esperienza.

Co-te ss13 25

co-te ss13 27

Corridor and Stairs . photofashion gallery by Mauro Grifoni ( video !!!)

Immagine anteprima YouTube

22.09 .12   Video della serata Corridor and Stairs by Mauro Grifoni, volti e protagonisti della serata.

Grazie a: Co|te . Carlo Contrada . Polimoda talent Yoshiro Kake.  Guglielmo Castelli

http://eclecchic.blogspot.ch/2012/09/mauro-grifoni-meets-new-talents.html
http://eclecchic.blogspot.ch/2012/10/mauro-grifoni-meets-new-talents.html
scrive di noi:
http://eclecchic.blogspot.ch/2012/09/mauro-grifoni-meets-new-talents.html


SAVE THE DATE – CORRIDOR and STAIRS & MAURO GRIFONI MEETS NEW TALENTS

invito_TALENTS

LE ASSENZE ASSOLUTE
TALENTS ON SHOW CARLO CONTRADA, CO|TE, YOJIRO KAKE
CON LE OPERE DI GUGLIELMO CASTELLI

Continua il percorso di ricerca e sostegno dei giovani talenti della moda da parte di Mauro Grifoni con il suo progetto culturale Corridor&stairs. Un percorso che privilegia la diversità e la curiosità dopo le recenti mostre Diane Pernet, Diana Vreeland e Salottobuono.
In occasione della fashion week milanese, va in scena un doppio appuntamento nel flagship store di Milano in Via Santo Spirito, 17.
Da un lato Corridor&Stairs ospita la personale “Le assolute assenze” di Guglielmo Castelli, artista già finalista del Premio Cairo e giovane talento dell’illustrazione italiana. La mostra – a cura di Federico Poletti – prende spunto da una poesia di G. Manacorda che recita:” Il vuoto non porta ricordi benchè trascini oggetti verso assenze assolute”. L’artista sviluppa così una poetica di corpi stesi e abbandonati a loro stessi ma ben presenti e consapevoli. Un lavoro giocato sul bilanciamento degli spazi, tra pieni e vuoti: corpi che evocano temprate solitudini e spazi che non sono vuoti ma bilanciati dall’equazione corpo-silenzio. A questa serie di immagini delicate e vibranti, composte in dittici con piccoli origami, si aggiunge una nota decorativa che Castelli riprende con la sua originale interpretazione sulle collezioni dei giovani talenti esposti in negozio. Un dialogo colto e sottile tra arte e moda.
Il negozio mette invece in mostra, dal 20 al 25 settembre, le collezioni dei due Vogue Talents, CO|TE e Carlo Contrada, e di Yojiro Kake, neo diplomato al Polimoda.
Per la primavera 2013 CO|TE – team stilistico composto da Francesco Ferrari e Tomaso Anfossi – presenta una rivisitazione contemporanea del suggestivo e visionario universo robotico tanto caro ai cartoon giapponesi.
La nuova collezione disegnata da Carlo Contrada nasce da un percorso creativo in cui sapienza sartoriale e innovazione materica si fondono nell’equilibrio armonico della silhouette, per esaltare lo stile ricercato e versatile della donna contemporanea.
Nuovo POLIMODATALENT, il giapponese Yojiro Kake, 29 anni, presenta una collezione femminile caratterizzata da volumi corposi, ricavati dalla sovrapposizione di tessuti e fantasie diverse, dal movimento della stoffa e dal variopinto contrasto dei colori.
Arte, fashion e design, si legano così con Guglielmo Castelli che interpreta con il suo linguaggio le collezioni dei tre stilisti, oltre ad alcuni pezzi speciali di Mauro Grifoni.
La mostra che apre dal 20 settembre al 7 dicembre, sarà inaugurata sabato 22 settembre, dalle ore 19.00.
In occasione di “Le Assenze Assolute” sarà editato un cameo di Flaneur&Dust con una selezione speciale di 10 illustrazioni di Guglielmo Castelli.
L’evento è in collaborazione con VOGUETALENTS e POLIMODA.
LE ASSENZE ASSOLUTE
TALENTS ON SHOW CARLO CONTRADA, CO|TE, YOJIRO KAKE
CON LE OPERE DI GUGLIELMO CASTELLI
OPENING

22 settembre 2012 – ore 19.00
via S.Spirito,17 – Milano
exhibition date
dal 20 settembre al 7 dicembre 2012
rsvp
+39 02 76280785
press@maurogrifoni.com
corridorandstairs@maurogrifoni.com

INVITE_MAUROGRIFONI_SETT2012_ITA

Stefano Guerrini meets Erik Bjeskesjo

He is not Italian, his homeland is Sweden, but he has come to Italy to study at Polimoda, the school directed by Linda Loppa. Erik Bjerkesjö, conquered by Italy and by Tuscany started producing a men’s collection under his own name with materials produced in Italy and men’s shoes handmade by Italian craftsmen in the part of the country where he studied. Hosted, together with Polimoda, in Mauro Grifoni’ store as part of the event held during the last Salone del Mobile in Milan, we can say we have dobe a bit of talentscouting, because the talent of Erik, not only brought him among the finalists of the last men’s edition of important contest “Who’s on next?”, held at Pitti last June, but he was the winner, receiving the prize right in his beloved Florence. We have interviewed Erïk to know more about his work.

Non è italiano, la sua terra d’origine infatti è la Svezia, ma è arrivato in Italia per studiare al Polimoda diretto da Linda Loppa. Erïk Bjerkesjö, conquistato dall’Italia e dalla Toscana ha iniziato a produrre una collezione maschile a suo nome con materiali prodotti in Italia e scarpe da uomo fatte a mano da artigiani italiani della regione dove ha studiato. Ospitato, insieme al Polimoda, nel negozio Mauro Grifoni durante l’evento tenutosi durante l’ultimo Salone del Mobile di Milano, possiamo dire di averci visto lungo, perché il talento di Erïk, non solo lo ha portato fra i finalisti dell’ultima edizione maschile di “Who’s on next?”, tenutosi a Pitti lo scorso giugno, ma lo ha visto vincitore sugli altri, proprio nella amata Firenze. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare meglio il suo mondo.

SG Can you tell us when did your passion for fashion design was born? Was fashion something you always wanted to be part of since you were a child? When did you understand that fashion could be your job?Ci puoi raccontare quando è nata la tua passione per la moda? La moda è un mondo del quale hai sempre voluto far parte sin da ragazzino? Quando hai capito che la moda sarebbe potuta diventare il tuo lavoro?

EB I think when I was a child I thought a lot of the look more then fashion, the look had to come from a character, and I have always been interested of characters. I think I realized it could be a job when I started to help out my teacher in my first year during tailor class, it was great to feel that my feature could turn into a design related profession.
Penso che da bambino ero più attratto dall’immagine che dalla moda e il look che mi colpiva doveva appartenere ad un ‘personaggio’, e sono sempre stato interessato ai personaggi. Penso di essermi reso conto che la moda poteva trasformarsi  in un lavoro quando ho iniziato ad aiutare il mio insegnante al primo anno nella classe di sartoria, è stato bello sentire che le mie qualità avevano il potenziale per diventare una professione legata al design.

SG You have studied in Florence at Polimoda. How was your experience there? Why did you choose Italy for instance? What is the most important think you have learned at Polimoda?
Hai studiato a Firenze presso il Polimoda. Come è stata la tua esperienza lì? Perché hai scelto l’Italia e quali le cose più importanti che hai imparato al Polimoda?

EB I first got in at St. Martins in London, but I wanted to live in Italy, and I found out that the new headmaster was Linda Loppa at Polimoda and the choice was pretty simple, I had to go to Polimoda. I wanted to live, study and work/production close to each other. That is why I think Polimoda was perfect for me, I got very close to who I was as a designer and what type of production I was after. Also Florence is absolutly fantastic, with Pitti Discovery, and Tuscany as a region to live in. What I learn at Polimoda was to understand how things are built and made, you are always very close to your artistic side as well as your childhood and influences, and Polimoda helps you to express yourself on a level you may not think you had, and I think that school is amazing, or at least it was for me.
Sono riuscito ad entrare alla Central in St. Martins di Londra prima di pensare al Polimoda, ma volevo vivere in Italia, e ho scoperto che il nuovo presidente di questa scuola era Linda Loppa e la scelta è stata piuttosto semplice, dovevo frequentare il Polimoda. Volevo vivere e studiare in luoghi dove lavorare e produrre fossero vicini fra loro. Ecco perché penso che Polimoda sia stato perfetto per me, mi sono avvicinato a chi ero come designer e al tipo di produzione che cercavo. Anche Firenze è assolutamente fantastica, con la presenza ad esempio di Pitti Discovery, e anche la Toscana lo è come regione in cui vivere. Quello che ho imparato al Polimoda è stato  capire come le cose vengo realizzate e costruite, si è sempre molto vicino al proprio lato artistico, così come alla propria infanzia e agli input ispirativi, e il Polimoda aiuta a esprimerti a un livello cui non pensavi di arrivare e di possedere,  credo che quella scuola sia incredibile, o almeno lo è stata per me.
ERIK)

SG Has studying in Italy changed your aesthetic vision? How much of your roots are in your design and how much is italian, since-if I’m not wrong- the collection is produced here?
Ha l’aver studiato in Italia cambiato la tua visione estetica? Quanto delle tue radici c’è nel tuo approccio alla progettazione e quanto è invece italiano, dal momento che, se non sbaglio, la collezione è prodotta qui?

EB Yes, I think studying at Polimoda and Italy changed my aesthetic vision a bit, but I am trying to work with Swedish design influenses, but technically the toe cap for example of the shoes is an Italian classic toe shape, with a Swedish industrial silhouette. I want to bring a classic Italian tradition and make it a bit more Swedish, but to be honest, I don’t think that way when I am planning a collection, I just want to make it personal and well made. It is Swedish-Italian for me, and for me it works.
Sì, credo che lo studio presso il Polimoda e in Italia abbia cambiato un po’ la mia visione estetica, ma sto cercando di lavorare con influenze che vengono dal design svedese, ma tecnicamente il puntale per esempio delle scarpe è una forma italiana classica, con una silhouette industriale svedese. Vorrei prendere la tradizione classica italiana e renderla un po’ più svedese, ma ad essere onesti non credo di pensare precisamente così quando lavoro ad una collezione, voglio semplicemente renderla personale e ben fatta. Nella mia mente è svedese-italiana e per me funziona così.

SG Tell us something about your style and your collection.
Raccontaci qualcosa riguardo il tuo stile e la tua collezione.

EB I like to think that I present a kind of a post-modern craftsman, handmade products is in focus. I build the collection on characters I admire and that I would like to dress. For Spring Summer 2013 I had Marcel Duchamp & Basil Rathbone in my mind when I made the collection.
Mi piace pensare che presento una sorta di artigiano post-moderno, dove prodotti fatti a mano sono i protagonisti della linea. Creo la collezione pensando a quei personaggi che ammiro e che vorrei o avrei voluto vestire. Quando ho progettato la collezione p/e 2013 avevo in mente Marcel Duchamp e Basil Rathbone.

SG Where do you find inspiration for your work?
Da dove arrivano le ispirazioni per il tuo lavoro?
EB I don’t know, I just do in my head.
A dire il vero non lo so di preciso, succeed tutto nella mia testa.

SG You had an exhibition at the Mauro Grifoni store in Milan during the last Salone del Mobile. What do you remember about that experience? What was interesting for you? Did you know Grifoni before and how much important are -in your opinion-the collaborations among established designers and young designers?
Hai avuto una mostra all’interno del negozio milanese di Mauro Grifoni durante l’ultimo Salone del Mobile. Cosa ricordi di quell’esperienza? Cosa è stato interessante per te? Conoscevi prima Grifoni e quanto pensi siano importanti le sinergie tra designer affermati e altri più giovani o esordienti?

EB It was an amazing exhibition and I really got a lot of space to work with, which was fantastic. I knew Mr Grifoni from before and also the store, and I think the combination with both of us big and small designers worked perfectly, and I am really happy that some of the established designers like Grifoni is letting small designers in and helping them with exhibitions.
È stata una mostra incredibile e ho davvero avuto un sacco di spazio per lavorare, è stato fantastico. Conoscevo da prima il Signor Grifonicosì come il negozio, e penso che la combinazione di nomi importanti e designer emergenti abbia funzionato perfettamente, e sono davvero felice che alcuni designer affermati come Grifoni lascino spazio a nuovi designer e li aiutino con esposizioni di questo tipo.

SG You have won the latest ‘Who’s on next? Male’ at Pitti in June. Could you tell us something about those days? How much are important those kind of contests, in your opinion?
Hai vinto l’ultima edizione maschile del concorso ‘Who’s on next?’ tenutosi a Pitti Uomo nel mese di giugno. Puoi dirci qualcosa di quei giorni? Quanto sono importanti concorsi come quello, secondo te?

EB It was amazing to receive that award, and nothing has been the same since that moment. For me as a Swedish designer who live and produce everything in Italy it is a great pleasure to be able to present my work together with Pitti Immagine Uomo, in Florence where my base is. I remember that I had champagne with my old teachers and with Linda Loppa directly after I won the prize, and to receive that prize from Pitti and to chear it with Polimoda, that is something I always will remember.
È stato molto bello ricevere quel premio e nulla è stato più lo stesso da quel momento. Per me, come designer svedese che vive e produce tutto in Italia, è un grande piacere essere in grado di presentare il mio lavoro insieme a Pitti Immagine Uomo, a Firenze dove è la mia base. Mi ricordo che ho bevuto uno champagne con i miei vecchi insegnanti e con Linda Loppa subito dopo aver vinto il premio, e riceverlo da Pitti e festeggiarlo subito con il Polimoda è una cosa che ricorderò sempre.

SG Projects for the future?
Progetti per il futuro?

EB I am doing “The traveling gentleman” collaboration with a friend of mine – The White Briefs. Also I am going in for another collaboration very soon, but it is too soon to speak of.
Sto realizzando  ”The traveling gentleman”, una collaborazione con un mio amico – The White Briefs. E inizierò molto presto un’altra collaborazione, ma è troppo presto per parlarne.

ERIK

Credits photographer: Magnus Klackenstam

Collection  SS13

..una piccola anticipazione Diane Pernet @Corridor and Stairs 25/06

http://www.ashadedviewonfashion.com/

Diane Pernet @Mauro Grifoni shop, via Santo Spirito 17

photo by: Lilian Russo

Designer, fashion journalist, video maker e icona di stile, ma soprattutto Blogger con la B maiuscola, con il suo lavoro di ricerca Diane ha avuto il merito di innovare e cambiare le regole de “la langue de la mode”, spostando il focus dalla staticità dell’immagine fotografica alla fluidità della raffigurazione filmica e alla potenza della drammaturgia, per inventare una modalità tutta nuova di narrare il fashion ed esploderne appieno l’estetica più profonda.

Lunedì 25/06  abbiamo avuto il piacere di ospitarla al Corridor & Stairs, photo fashion gallery by Mauro Grifoni (via San Spirito 17, Milano) con la sua presenza è stata inaugurata una mostra a lei dedicata. Fino al 15 settembre, l’exhibition Diane Pernet, Immagini Private di un’Icona della Moda curata da Cristiano Seganfreddo raccoglie una selezione di foto personali della nostra e una serie di documenti intimi che ne raccontano i suoi  incontri, progetti e vita fin dagli albori di New York.

Nel suo blog, potete già vedere vari post dedicati alla serata.

Diane Pernet - blog

DIANE PERNET- BLOG

Tra qualche giorno, posteremo una gallery totalmente dedicata alla serata.

Per chi fosse appassionato della sua figura di icona fashion o semplicemente cuorioso, fino al 23 settembre visitate Corridor and Stairs _ DIANE PERNET  SHADOWS OF AN ICON.




Video-inaugurazione Corridor & Stairs – 24 Febbraio

img_6389o

Qui il video dell’evento!


© All Rights Reserved | Privacy/Policy web agency